Due cuori e un’azienda che dà ‘una vita’ ai sogni
Si dice che quando nasciamo ci danno un biglietto indecifrabile: dentro c’è scritto tutto, gli incontri, gli inciampi, gli amori, il lavoro che diventerà vocazione. C’è chi impara presto a leggerlo. Salvatore La Montagna ha lasciato casa a diciassette anni. Non è un dettaglio biografico secondario: spiega molto di ciò che viene dopo. Dipendente di una grande azienda di carpenteria navale del pesarese, nel 2008 si trova in cassa integrazione. La retribuzione non basta a chi vive da solo. Comincia allora a prendere lavori di ogni tipo, anche lontani dalla sua specialità. Tra questi, il restauro dell’androne di una chiesa.
L’inizio. Una saldatrice in un capanno degli attrezzi
Nel 2011 il suo ex titolare gli consegna le attrezzature della sua vecchia postazione. SASS nasce lì, in un capanno di quindici metri quadrati: Salvatore tirava fuori la moto e ci metteva la saldatrice. L’anno dopo quel capanno diventa un piccolo capannone di 190 m². Lavora come conto terzista, paga un affitto al proprietario e una percentuale sui lavori. Saldare e basta, però, gli sta stretto: realizza un recinto modulabile per cavalli, un box in acciaio inox per la criogenesi in una palestra di Pesaro. Assume il suo primo dipendente, che fa ancora parte dello staff.
Il nome di SASS viene da lontano. Salvo aveva tredici anni quando, insieme all’amico Rosario, aveva messo in piedi una piccola compagnia di pubbliche relazioni per invitare la gente a ballare. L’iniziale S di Salvatore o di «Sas» come lo chiamavano a Mantova: SASS, dove la doppia esse porta con sé anche la parola “saldature”. Un nome breve, incisivo. «Non lo cambierei per nulla al mondo.»
Qualificarsi per capire, non per obbligo
Nel 2016 SASS si trasferisce in una nuova sede di Montelabbate: 390 m² comprensivi di uffici. In quegli anni Salvatore investe in formazione: corsi di disegno tecnico per un decennio, poi sei certificazioni di saldatura. «Le qualifiche non mi servivano dal punto di vista burocratico», racconta. «Le ho prese per dimostrare che non solo sapevo saldare, ma che ero certificato.» Non essersi diplomato era rimasto un cruccio: voleva un documento scritto che attestasse ciò che sapeva fare con le mani. Poi ha capito quanto fosse importante dimostrare di essere qualificati per poter soddisfare clienti sempre più esigenti.
A orientarlo in questo percorso è stato Gabriele Turi, istruttore e valutatore di STS Certificazioni. Al primo esame, Salvatore si è presentato senza aver bisogno di regolazioni sulla macchina né di istruzioni sulla prova. Turi se n’è accorto subito: gli altri candidati venivano dai corsi di base, lui saldava già da anni. Alla fine dell’esame, i due hanno valutato insieme gli altri candidati. Da quella sessione è nata un’amicizia che continua.
Daniela e la svolta del 2019
Nel 2019 arriva Daniela Damigi. Si erano conosciuti a Forlì, a un raduno nazionale dell’associazione VIP – Vivere In Positivo, nel volontariato dei clown di corsia. Lei era a Chivasso, lui a Pesaro. Da quel raduno non si sono più separati. Daniela si è trasferita a Montelabbate e ha cominciato a occuparsi dell’amministrazione, ciò di cui Salvatore aveva più bisogno: fino ad allora faceva le bolle a mano la sera, mandava le foto dal cellulare, chiudeva le fatture a fine mese con carta copiativa. In questi anni SASS è in grado di soddisfare ogni tipo di richiesta in saldatura.
Nel 2021 nasce formalmente l’impresa familiare: SASS diventa una società con Salvatore e Daniela soci. «Se SASS è oggi quello che è, è perché è arrivata lei.» Con Daniela in organico, l’azienda può partecipare alle fiere, curare il sito, il marketing, assumere altra gente. Il lavoro conto terzi scende progressivamente: oggi rappresenta il 30% del fatturato. Il restante 70% è produzione propria, con il marchio SASS.
Un incidente, un fermo, un cedimento economico e la scelta di continuare
In mezzo c’è stato un incidente in moto che ha fermato Salvatore per otto mesi. Le spese fisse continuavano: affitti, contributi, tutto il resto. Il buco in azienda si è assestato intorno ai 25.000 euro. «Ero a un bivio: continuare o andar via dall’Italia.» È arrivata Daniela nel momento in cui stava cercando la strada e l’indicazione chiara, è stata quella di continuare.
Quando il capannone diventa un set cinematografico
SASS non lavora solo metalli, ma anche altri materiali come il plexiglass; produce componenti industriali e manufatti su commessa. Ma c’è un filone produttivo che racconta qualcosa di diverso e che dà senso pieno al titolo di questo testo. Capita che un cliente arrivi con un’idea, una foto, un’immagine presa da una fiaba o da un sogno, e chieda: siete in grado di farlo? La risposta di SASS è quasi sempre sì.
La carrozza di Cenerentola per il Giardino dei Colori di Morciola, in provincia di Pesaro e Urbino e il mulino olandese in scala reale con i fiori giganti per il parco di Villa Lodi Fe’ di Riccione. Il mulino è una torre ottagonale, pale funzionanti, balaustra, finestrelle. Prima ferro grezzo, poi colore, poi un parco che si trasforma. Insieme al mulino, fiori giganti in metallo verniciato, rose rosse con i pistilli gialli, sculture alte quanto un uomo, radicate nei prati tra i tulipani. Oggetti che non nascono da un catalogo: nascono da un progetto che parte da zero, su misura, con materiali e proporzioni decisi in officina.
La storia della carrozza, nasce qualche mese prima. Daniela e Salvatore portano i figli al centro estivo del Giardino dei colori. C’era bisogno di una copia della carrozza della favola di Cenerentola per la festa dei genitori di fine estate. Lui si propone di costruirla. Finalmente una richiesta che riguardava la realizzazione di un sogno. Perché SASS è questo che fa anche: dare una vita ai sogni.
L’hanno costruita da zero in due settimane: una per il progetto, una per il materiale e la realizzazione, con quattro o cinque giorni di lavoro concentrato in cui tutta la squadra aveva in mano una smerigliatrice o una saldatrice. Il colore era lo stesso pantone della carrozza che Disney ha creato nel film. La consegna è stata rocambolesca: il carroponte che doveva posizionarla nel giardino, non si è presentato, così in otto persone l’hanno portata a mano e verniciata sul posto.
L’ultimo lavoro in ordine di tempo, ancora in corso, è il campanone da sagra: quell’attrezzo della tradizione popolare dove si dà un colpo di martello e la campana in cima suona a seconda della forza esercitata. È arrivata un’immagine, una richiesta, nient’altro. SASS ci sta lavorando.
I musoni porta àncora e la svolta nella nautica
Nel settore della nautica, SASS produce musoni porta àncora per i musoni di prua delle imbarcazioni, in collaborazione con un’azienda di Pesaro che ne cura la distribuzione. SASS è il produttore diretto: non l’ultimo anello della catena, ma chi progetta e realizza il componente. Il prodotto è adatto sia a piccole che a grandi imbarcazioni. Nel mondo sono pochissimi i produttori in grado di realizzarlo con le stesse caratteristiche. Anche i grossi marchi di yacht lo montano sulle proprie imbarcazioni. È stato questo componente a segnare la svolta: «Da lì abbiamo capito che non dovevamo aspettare il lavoro, ma andarcelo a cercare.»
Mille metri quadrati e la difficoltà di staccarsi dalla scrivania condivisa
Nel 2023 entra in organico Riccardo Tadei, tecnico di grande precisione che sta completando il diploma da geometra al serale con l’obiettivo di iscriversi poi all’università. «Cresce insieme a noi.»
Oggi SASS occupa un capannone di 1.000 m². Gli spazi ci sono, ma il team continua a lavorare stretto: «Facciamo fatica a staccarci dal nostro modo di lavorare.» Gli straordinari non mancano, quattro o cinque ore a settimana a testa. La difficoltà principale riguarda il personale: «Ho puntato sui giovani perché non voglio portarli io alla pensione. Sono loro che dovranno portare me.»
Il sogno dichiarato è portare il nome SASS fuori dai confini italiani. Non è una frase di circostanza per chi ha iniziato tirando fuori la moto da un capanno.




