I dispositivi di sicurezza per la saldatura laser
La saldatura laser manuale e automatica sta entrando in officine che fino a ieri lavoravano solo in MIG, TIG ed elettrodo. Porta con sé vantaggi reali di velocità e qualità del giunto, ma anche un profilo di rischio che non assomiglia a quello dei procedimenti tradizionali. Riutilizzare la maschera che si ha in magazzino è la scorciatoia più diffusa e la più pericolosa. Il danno arriva prima della percezione.
L’occhio non ha difese contro ciò che non vede
Chi salda ad arco da vent’anni conosce il colpo d’arco. Brucia, fa lacrimare, passa. È un rischio reale ma familiare, e soprattutto è un rischio che il corpo annuncia: la luce dell’arco è visibile e le palpebre si chiudono da sole.
Con il laser questa protezione naturale non esiste. Le sorgenti impiegate per saldare sono laser in fibra che lavorano intorno ai 1070 nm oppure sorgenti CO₂ a 10600 nm, quindi radiazione infrarossa che l’occhio umano non percepisce. Trattandosi di un fascio invisibile, l’occhio non dispone del riflesso di autoprotezione che scatta davanti al flash dell’arco tradizionale, e anche una breve esposizione diretta può causare danni permanenti a cornea, retina e nervo ottico.
Classe 4: il rischio esce dalla postazione
Gli impianti laser portatili per saldatura o pulizia raggiungono potenze di migliaia di watt e rientrano quindi sempre in classe 4, la più elevata. L’esposizione diretta o riflessa rappresenta un pericolo grave per occhi e pelle, aggravato dal fatto che spesso la radiazione non è visibile.
Il dato che dovrebbe cambiare l’organizzazione di un reparto è però un altro. Le misurazioni dell’Istituto federale svizzero di metrologia hanno mostrato che durante la saldatura laser la sola riflessione del fascio può danneggiare gli occhi fino a 49,4 metri di distanza e la cute fino a 2,7 metri.
Cinquanta metri significa che il pericolo non riguarda soltanto chi impugna la testa di saldatura. Riguarda il collega al banco accanto, il magazziniere che attraversa il capannone con il transpallet, il cliente in visita.
Materiali molto riflettenti come alluminio, rame e ottone amplificano il rischio di irradiazione indiretta.
Due famiglie di norme che non si sovrappongono
La maschera da saldatore nasce per attenuare la luce dell’arco, una radiazione a banda larga, e funziona per gradazione: più corrente, filtro più scuro. Il riferimento è la EN 169 per i filtri passivi e la EN 379 per gli auto-oscuranti.
Con il laser il principio cambia. La UNI EN 207 classifica i filtri per livello di protezione, indicato dalla sigla LB seguita da un numero, e li tara su una lunghezza d’onda precisa, verificando anche quanta energia il filtro riesce a reggere prima di cedere. Un filtro da saldatura scurisce, ma non è mai stato provato per resistere a un fascio concentrato: può essere attraversato, o bucato, restando scuro fino all’ultimo istante.
La banda di lavoro non ammette approssimazioni. Un laser in fibra intorno ai 1070 nm e una sorgente CO₂ a 10600 nm richiedono lenti diverse, e fuori dalla propria banda un occhiale laser è un pezzo di plastica colorata.
Vale anche il contrario: un filtro laser non protegge dall’arco. Su postazioni miste servono entrambe le dotazioni, separate e riconoscibili.
I dispositivi individuali sono l’ultimo anello della catena, non il primo
Protezione degli occhi. Occhiali o visiere conformi alla UNI EN 207, scelti sulla lunghezza d’onda della sorgente e sul livello LB adeguato alla potenza. Sono il dispositivo minimo e non ammettono sostituti. Nella saldatura laser manuale si usano più spesso schermi facciali o caschi con filtro EN 207 integrato, perché coprono anche il viso dagli spruzzi e dal calore. La UNI EN 208 va esclusa: riguarda solo l’allineamento delle sorgenti visibili.
Protezione del corpo. Indumenti coprenti, ignifughi e non riflettenti, guanti adeguati, calzature di sicurezza. Contano anche le cose che si tolgono: anelli, orologi, braccialetti e qualsiasi superficie lucida indosso possono rinviare il fascio.
Schermature e confinamento della postazione. Cabine o barriere certificate per uso laser, pareti e tende schermanti, delimitazione della zona controllata con segnaletica. È la misura che protegge chi non indossa nulla, e considerata la distanza a cui arriva una riflessione è quella che pesa di più.
Sicurezze della macchina.
Aspirazione dei fumi. Captazione localizzata il più vicino possibile al punto di fusione, con filtrazione ad alta efficienza. Se la captazione non è sufficiente o il materiale lo richiede, si aggiunge la protezione delle vie respiratorie.
Prevenzione incendi.
La competenza dell’operatore è parte della protezione
Un impianto laser sicuro in mano a chi non sa cosa sta facendo resta un impianto pericoloso. La sicurezza in saldatura laser non si esaurisce nei dispositivi: passa dalla qualifica di chi opera e dalla qualifica del procedimento.
Sul piano del personale il riferimento cambia a seconda di come si lavora. Per gli impianti automatici o completamente meccanizzati vale la UNI EN ISO 14732, che qualifica operatori e preparatori di saldatura: chi non impugna la torcia, ma imposta e verifica i parametri dell’impianto. La saldatura laser manuale resta fuori da questa definizione, perché il saldatore guida fisicamente la testa laser e la qualità del giunto dipende dalla sua manualità. In quel caso si ricorre alla serie UNI EN ISO 9606, applicabile anche a processi non elencati in modo esplicito, con campo di validità limitato al tipo di impianto utilizzato.
STS Certificazioni, organismo accreditato Accredia con oltre trentacinque anni di attività nel settore, rilascia le qualifiche del personale di saldatura secondo le norme applicabili, comprese quelle previste dalla UNI EN ISO 14732 per gli operatori di impianti meccanizzati e automatici, dalla UNI EN ISO 9606 per la saldatura laser manuale e affianca le aziende nella qualifica dei procedimenti e nelle certificazioni aziendali UNI EN ISO 3834 e UNI EN 1090.
Chi introduce oggi un impianto laser in reparto ha davanti due percorsi paralleli da avviare insieme. La messa in sicurezza dell’ambiente e dei dispositivi, e la qualifica documentata di chi lavora. Trattarli come due pratiche separate, o come adempimenti da sistemare dopo, è il modo più rapido per trovarsi con una tecnologia eccellente e un rischio ingestibile.
Contattaci per conoscere meglio i nostri servizi il nostro staff è a tua disposizione.




