Chi brasa su un circuito frigorifero deve avere il patentino F-Gas?
No. Ma serve altro, e a seconda dell’impianto quell’altro può essere molto più impegnativo del patentino.
Le due condizioni
Il Regolamento di esecuzione (UE) 2024/2215 esclude dall’obbligo di certificazione F-Gas chi esegue operazioni di brasatura e saldatura su parti di un impianto. L’esenzione poggia però su due condizioni, e vanno rispettate entrambe.
La prima è che l’operatore sia in possesso della qualifica prevista dalla normativa nazionale. La seconda è che lavori sotto la supervisione di un tecnico con certificazione F-Gas, il quale risponde della corretta esecuzione dell’intervento. Se ne manca una, l’intervento non è in regola. Non basta il brasatore bravo senza il frigorista certificato accanto, e non basta il frigorista certificato se il brasatore non ha la qualifica.
Qual è la qualifica del brasatore
Il riferimento tecnico per chi esegue brasature forti sui circuiti frigoriferi metallici è la UNI EN ISO 13585:2025, pubblicata il 30 gennaio 2025, che stabilisce i requisiti per la qualificazione dei brasatori e degli operatori di brasatura forte. Va detto subito che non è un obbligo generale imposto a ogni frigorista. Accredia classifica questa certificazione come volontaria, e per moltissimi interventi ordinari resta tale.
Quando diventa obbligatoria
Il quadro cambia quando il circuito o la tubazione ricade nella Direttiva PED 2014/68/UE. Lì la qualifica del brasatore smette di essere una scelta di qualità e diventa un requisito.
La direttiva chiede, per tutte le categorie, che le giunzioni permanenti che contribuiscono alla resistenza alla pressione siano eseguite da personale adeguatamente qualificato secondo procedure adeguate. Per le categorie II, III e IV alza ulteriormente l’asticella: sia il personale sia la procedura devono essere approvati da un organismo notificato o da un’entità terza riconosciuta.
È il passaggio che molte imprese scoprono tardi. Un conto è avere un brasatore qualificato, un altro è avere un brasatore la cui qualifica è stata approvata da un terzo per quella specifica procedura. Sulle categorie superiori la seconda cosa non è sostituibile con la prima.
Accanto alla PED esistono altri riferimenti tecnici che chiamano in causa gli stessi requisiti, la UNI EN 14276 per le attrezzature a pressione dei sistemi di refrigerazione e delle pompe di calore. Nella pratica di cantiere è la PED il riferimento che viene effettivamente applicato.
Due certificazioni che non si sostituiscono
Il punto da mettere in chiaro è questo: la certificazione F-Gas non sostituisce l’approvazione PED del brasatore. Sono due requisiti che nascono da normative diverse, rispondono a rischi diversi e convivono sullo stesso cantiere.
La F-Gas riguarda il gas, il suo contenimento e il suo recupero. La PED riguarda la tenuta meccanica di un componente in pressione. Un giunto brasato male non è un problema ambientale, è un problema strutturale, e il fatto che dentro ci passi un gas fluorurato non cambia la natura del rischio.
Una cosa in più: anche i gas naturali sono dentro
Dal 2024 gli obblighi di certificazione valgono anche per le alternative ai gas fluorurati, quindi ammoniaca, CO₂ e idrocarburi. Chi è passato ai refrigeranti naturali pensando di essere uscito dal perimetro ci è invece rientrato.
Il punto
Per un’impresa di refrigerazione le posizioni da tenere in ordine sono due, e vengono da mondi normativi che si sono incrociati.
La certificazione F-Gas di chi mette le mani sul gas. La qualifica di chi mette le mani sul metallo, con l’approvazione di terza parte quando l’impianto ricade nelle categorie PED superiori.
STS Certificazioni rilascia entrambe: le qualifiche di brasatori e operatori di brasatura secondo la UNI EN ISO 13585:2025, le qualifiche di procedimento e le certificazioni F-Gas per tecnici e imprese. E ora anche la PED grazie alla nuova sinergia con l’organismo di certificazione Vericert.
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