La progettazione a servizio dell’artigianalità

Sulle sponde del lago di Lecco c’è un’azienda che si mette a servizio dei settori della meccanica, carpenteria metallica e dell’edilizia industriale. Con il suo particolare modello di studio di progettazione che si differenzia per il suo approccio ‘artigianale’, è la Gecotec a scendere in campo per risolvere i problemi delle imprese.

Quando si deve fare una ricerca per prendere confidenza con un’azienda, si va a visitare il suo sito. Per Gecotec è stata una vera e propria rivelazione. Sin da subito, dalla home che incarna la mission, la vision e un carattere innovativo per questa giovane, ma esclusiva impresa lombarda, nata nel 2011.
Tocca subito le corde la frase di Olivetti “La fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia. Io penso la fabbrica per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica”, così come l’inciso del suo AD, Flavio Bassani: Immagino una azienda attenta alle esigenze del cliente, professionale e disponibile. Una realtà che abbraccia differenti settori complementari tra loro per dare un servizio il più completo possibile, ai nostri clienti e partners. Un grande spazio dove i collaboratori sono parte della mia famiglia. Un luogo dove non si pensa solo al profitto, ma anche a ciò che mi sta intorno e al territorio che mi dà la possibilità di fare ciò che amo. Il mio lavoro.
Con queste basi risulta tutto molto facile capire con chi si ha a che fare e la prima domanda vien quasi da sé: ma chi è Flavio Bassani?
“Flavio Bassani ha 39 anni, è un progettista con un trascorso di direttore tecnico nell’ambito delle costruzioni. La sua sfera è quella della progettazione strutturale della carpenteria metallica, dell’industria leggera e pesante e affianchiamo  l’imprenditore nello sviluppo della sua attività imprenditoriale. Il core business di Gecotec, ruota dunque, intorno all’imprenditore e alle imprese della meccanica, carpenteria metallica ed edilizia industriale. Siamo uno studio di ingegneria, dove è il geometra che assume gli ingegneri, non viceversa! Ci occupiamo anche di formazione continua non solo di quella obbligatoria legata alle norme, ma di tutto ciò che serve a queste categorie di produzione. Negli ultimi 6/7 anni proponiamo anche corsi di saldatura e di controlli non distruttivi, sempre legati al mondo della carpenteria”, così in apertura, Flavio Bassani.

Cosa vi distingue dagli altri studi? Qual è la ricetta di Gecotec?

Le aziende che si rivolgono a noi, hanno bisogno di risposte concrete, di avere un progettista che parla il loro linguaggio, che risponda sempre al telefono e che all’occorrenza vada in cantiere. Il nostro cliente ha il privilegio di avere il contatto diretto con me o con i miei collaboratori. Non stiamo a rincorrere clienti per caricarci di lavoro, perché vogliamo dare un servizio efficace a tutti. In modo preciso e puntuale, come vorrei essere seguito io da un professionista.
In un settore di mercato come quello di Lecco con 400 anni di tradizione nella lavorazione del ferro, mancava una struttura che integrasse la parte di progettazione con quella di controllo (l’aspetto legislativo) e che contemplasse anche una parte di formazione continua per tenere aggiornati anche i clienti sulle normative. Gecotec ne è stata la risposta.
Siamo diversi perché è l’artigianalità che noi valorizziamo, è un servizio fatto su misura. Il nostro lavoro lo possiamo paragonare a quello del “fatto a mano”, del pezzo unico, del prodotto artigianale che si differenzia per unicità da quello industriale. Non esistono da noi servizi standard, ma i nostri progetti sono tutti personalizzati, unici, proprio come un prodotto artigianale.
Inoltre, siamo flessibili, mai rigidi! Siamo dei “progettisti artigiani”. Non capitani d’industria, ma artigiani informali e non convenzionali: io capisco la fatica che fa il mio interlocutore e non voglio metterlo a disagio. La giacca e la cravatta sono un approccio che non paga la tipologia del mio cliente. Per questo resta appesa al porta abiti per le occasioni istituzionali.

Immagino una azienda attenta alle esigenze del cliente, professionale e disponibile. Una realtà che abbraccia differenti settori complementari tra loro per dare un servizio il più completo possibile, ai nostri clienti e partners. Un grande spazio dove i collaboratori sono parte della mia famiglia. Un luogo dove non si pensa solo al profitto, ma anche a ciò che mi sta intorno e al territorio che mi dà la possibilità di fare ciò che amo. Il mio lavoro.

Dinamicità e soluzioni rapide ai problemi delle aziende. Anche questo è un vostro punto di forza?

In effetti, sì. Proprio per questo, nel 2019 abbiamo dato vita a GProject&Trading che nasce come realtà indipendente, derivata dall’esperienza di Gecotec per offrire servizi ad alta specializzazione nel settore della saldatura e del mondo che ne gravita intorno. Ne è responsabile mia moglie Ana Ruth Fumagalli. Differenziarsi, implementare l’offerta dei servizi legati alle dinamiche delle categorie produttive cui ci rivolgiamo, è un punto di forza che ci consente di creare con tutti i nostri clienti una comunicazione a doppio filo, perché spesso il nostro cliente diventa anche nostro fornitore.

Il significato della vostra candidatura al premio BtoB Award 2020?

Una sorpresa inaspettata, bella e interessante. Un modo per distinguerci nel nostro territorio: siamo stati scelti per il carattere innovativo della nostra attività, a seguito di un lavoro che abbiamo fatto con la tre 6 aziende per trasformare le maschere sportive di Decatlon, in maschere per i respiratori da utilizzare in emergenza covid. A noi il compito di progettare e realizzare le valvole. Una bella sinergia che ci ha portati a essere visibili. Molto costruttivo il fatto di conoscere gli altri candidati. Sono circostanze che permettono quella giusta contaminazione tra aziende che fa tanto bene allo sviluppo.

Chi ha vinto?

Non si sa, tutto congelato per ora, ma questa esperienza ci ha permesso di capire che Gecotec sta lavorando bene e funziona.

A quando risale la sinergia con STS?

Collaboriamo con STS da circa sei anni. Galeotta fu la Confartigianato che ci ha fatti incontrare in un seminario sulla 1090. In quell’occasione ho conosciuto Stefano Ravagli. Ci siamo incontrati successivamente per creare le basi di una collaborazione. Ricordo lo stupore per la mia richiesta. Comprensibile una carpenteria, ma uno studio di progettazione? Da qui abbiamo iniziato un lavoro di affiancamento con Giulio di Carpegna Varini (docente, ispettore  e tecnico specializzato di STS. Ndr) a un lavoro di proposta sul territorio della provincia di Lecco che per STS era tabula rasa. Oggi contiamo circa 30 clienti e ci spingiamo fino al confine svizzero di Livigno che ci siamo dati come obiettivo, in quanto terra di conquista perché sta vivendo un generale passaggio generazionale.

Avete progetti futuri?

Stiamo definendo una nuova collaborazione sulla certificazione dei cancelli e su una condivisione di servizi. STS mette a disposizione nella sua sede una nostra base operativa che presidieremo una volta la settimana. Inoltre noi proporremo i servizi STS ai nostri e STS metterà a disposizione la nostra progettazione ai suoi clienti.

Siamo flessibili, mai rigidi! Siamo dei “progettisti artigiani”. Non capitani d’industria, ma artigiani informali e non convenzionali.

Il suo ruolo istituzionale in Confartigianato Lecco. Più oneri o più onori?

Sia oneri che onori! Sono presidente (a fine mandato) dei giovani imprenditori di Confartigianato Lecco. Cinque anni impegnativi, perché non è facile coinvolgere oggi i giovani imprenditori in nuovi progetti condivisibili, laboriosi dal punto di vista delle energie profuse. Districarsi nella gestione di impresa, famiglia e ruolo in associazione, non è sempre così immediato (scontato?). Però sul piatto degli ‘onori’ va detto che un bravo imprenditore non deve dimenticarsi che è prima di tutto una persona con un ruolo, una responsabilità sia economica che politica. Un imprenditore illuminato non può esimersi dall’informazione di ciò che accade nel suo territorio, nelle cosiddette “stanze i bottoni”. Ecco, l’associazione di categoria di cui faccio parte mi ha dato una bella spinta. E’ stata per me fonte di visibilità, mi ha dato la possibilità di conoscere iniziative territoriali e nazionali, di essere aggiornato sulla gestione dei bandi e dei finanziamenti alle imprese che io stesso poi ho fatto conoscere ai miei clienti. Se oggi ho due imprese, è perché l’Associazione mi ha aperto la mente. L’imprenditore che resta tutto il giorno in ufficio, difficilmente riesce ad avere una visione aperta per sviluppare la sua attività.

Che cosa ha insegnato, che cosa lascerà la pandemia a Flavio Bassani?

Sono abituato a guardare sempre l’aspetto positivo delle contingenze e questo lo si vede solo se si va al di là del ‘tragico’. Non ci si poteva permettere di aspettare che il dramma si risolvesse. Credo e spero che la pandemia abbia ribaltato molto nostri paradigmi.
Dobbiamo però imparare da quest’esperienza, a capovolgere il modo di lavorare, dalla sera alla mattina. La dinamicità, la diversificazione delle attività di un’azienda ripagano sempre. Perché, se ci si ferma, ci si perde. Non eravamo pronti né come persone, né come imprese a questo dramma. Si faccia tesoro di ciò che è accaduto: impariamo a gestire quelle emergenze che ribaltano da un giorno all’altro le dinamiche di mercato.

 

Silvia Veronese

Galeotta fu la Confartigianato che ci ha fatti incontrare in un seminario sulla 1090. In quell’occasione ho conosciuto Stefano Ravagli.

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